Manuale de La Città dei Dogi

Testo aggiornato al 02/06/2025

Una breve introduzione

La Città dei Dogi è un Gioco di Ruolo e di Narrazione "quasi-Storico" ambientato in una "quasi-Venezia" 440 anni fa.

Al concetto classico di Gioco di Ruolo (GdR) in cui ciascun giocatore muove, nel contesto fissato dall'ambientazione, un Personaggio Giocatore (PG) e ne sviluppa la "vita" creando trame di gioco interagendo con gli altri personaggi, viene qui aggiunta una più forte componente di narrazione intesa quale creazione "a più mani", di una storia che sia bella da leggere e divertente da scrivere.

La Città dei Dogi utilizza vari meccanismi di gioco fra cui quello più importate è il play by chat in cui i giocatori interagiscono tramite un sistema di chat tra loro collegate. In una chat ciascuno - tendenzialmente a turno - può descrivere non solo ciò che viene compiuto e detto dal proprio personaggio ma anche il contesto in cui questo accade. Se hai giocato ad altri GdR, è questa seconda parte, solitamente limitata ai master, che vuole essere distintiva di questo gioco. Se invece non hai mai giocato ad un gioco simile, immagina un libro o una serie televisiva in cui sei tu, assieme agli altri giocatori, a determinare la trama ed il susseguirsi degli eventi, ognuno "muovendo" il proprio personaggio.

Il risultato desiderato è infatti una narrazione a cui tutti i giocatori prendono parte attivamente, attraverso le vite dei rispettivi Personaggi, nel rispetto dell'ambientazione dichiarata come "quasi-storica" una "quasi-Venezia" di 440 anni fa. Precisiamo meglio questi concetti:

Per concludere questa breve introduzione, tutto ne La Città dei Dogi, deve essere visto alla luce della sua natura ibrida. Anche qui, come in un gioco di ruolo classico, i personaggi hanno un ruolo ed un set di caratteristiche che ne descrivono le capacità, ma esse sono di "mero" supporto e spunto all'interpretazione fatta dal player, prendendo in considerazione il contesto narrativo che si è venuto a creare, a più mani, attorno alla vostra Lei o Lui.

Indice

La struttura di gestione: i gruppi di gioco ed i loro referenti^

Per facilitare la gestione operativa di questa comunità di gioco, sono stati creati dei raggruppamenti di ruoli che chiameremo gruppi di gioco. Un giocatore, scegliendo un ruolo, entra automaticamente a far parte del relativo “gruppo di gioco” e potrà fare riferimento al referente del gruppo di gioco per avere indicazioni, aiuto e supporto off-game.
Al momento i gruppi di gioco sono suddivisi in:

I gruppi di gioco, anche se per motivi pratici sono determinati dal ruolo, non hanno funzioni on-game. Per fare un esempio se un giocatore vuole avere un chiarimento su quale è la sezione più corretta per scrivere un post in bacheca può chiedere al suo referente. Se invece vuole sapere come può fare il suo personaggio a raggiungere Damasco, questa è cosa on-game e quindi dovrà muovere il suo personaggio - appunto, in gioco - facendogli cercare, ad esempio in una osteria, qualcuno che lo possa aiutare.
I gruppi di gioco sono quindi dei contenitori, aperti alle proposte dei giocatori, anche per ruoli non previsti dall'elenco. (Inserire qui il rimando al capitolo sui "ruoli disponibili")

Esistono poi dei "gruppi trasversali", non legati ai ruoli ma, solitamente, ad un particolare "status" del personaggio (es.: personaggi nobili, sposati, vedove o vedovi, stranieri delle varie comunità e così via). Dal momento che gli status sono prettamente on-game, è in tale ambito che devono essere giocate le interazioni con i referenti dei gruppi trasversali

Referenti di un gruppo di gioco^

Ogni gruppo può avere uno o più referenti. Essi sono giocatori che aiutano il gestore nel disbrigo delle attività ordinarie e, operando su sua delega, sovraintendono alla generale coerenza, verosimiglianza ed attinenza con l'ambientazione del gioco dei membri del loro gruppo.
Svolgono inoltre la funzione di tutor per i nuovi giocatori.

Essi possono, limitatamente ai personaggi del gruppo di gioco di appartenenza:

Possono inoltre:

I referenti non hanno una funzione specifica on-game. Come conseguenza, non c'è una subordinazione automatica fra personaggio del giocatore appartenente ad un gruppo e personaggio del giocatore referente di quel gruppo.

Al momento i referenti dei gruppi trasversali possono solo aggiungere e togliere i pg (e quindi i player) dal gruppo di competenza e non hanno deleghe gestionali. La loro funzione principale è quella di fornire spunti di gioco correlati con lo status di competenza.

I master^

Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, La Città dei Dogi prevede la figura del master.

Un master è un giocatore che agisce per promuovere ed indirizzare la narrazione in collaborazione con gli altri giocatori, introducendo storie, eventi e personaggi-non-giocatori (PnG) con cui i personaggi (pg) possono interagire. Il master agisce di sua iniziativa, ma è facoltà di ciascun giocatore proporre spunti o filoni di gioco che il master può accogliere o meno e, nel caso, sviluppare come ritiene opportuno.

Durante le giocate in presenza (le c.d. "quest"), il master ha piena ed assoluta discrezionalità su quanto accade in chat, nei limiti del regolamento. Il master può fornire l'esito di ogni azione dei personaggi presenti sulla base del caso (lancio di dadi) o delle sue personali valutazioni della situazione che si sta narrando in chat, tenendo opportunamente conto delle azioni altrui nonché delle caratteristiche e capacità dei personaggi e dei giocatori.

Sia nel suo apporto narrativo - far letteralmente "piovere rane in una stanza chiusa" - che in quello decisionale - ad esempio decretare la morte di un personaggio - le determinazioni del master fanno fede, fatti salvi il rispetto del regolamento e le salvaguardie previste per le controversie di gioco. Chi non è d'accordo - capita nella foga del gioco di non capire le ragioni della nostra controparte - può abbandonare in qualsiasi momento una giocata a cui sta partecipando, spiegando brevemente al master le proprie ragioni.
Sono vivamente sconsigliate interazioni off con il master in corso di giocata, in particolare la contestazione di esiti non graditi. Ripetute interazioni off in corso di giocata configurano di fatto la violazione del regolamento.

Le quest possono essere a puntata singola o articolarsi in più puntate. In questo secondo caso è gradito un reciproco scambio di informazioni (on e/o off) tra master e giocatori coinvolti sul prosieguo della storia.

Alla fine varie puntate, il master può:

Solitamente i master organizzano le quest tenendo presente che i player potrebbero avere reazioni originali e difficilmente prevedibili. Le indicazioni del Doge Gestore, a questo proposito, sono di preferire un impianto narrativo leggero, con una situazione iniziale chiaramente definita, ma aperta ad una pluralità di sviluppi, in cui le azioni dei personaggi abbiano un ruolo importante (se non determinante). Se alla fine di una questa avrete l'impressione che il vostro personaggio sia stato mosso dal master come una marionetta, il master avrà fallito il suo compito.

I master hanno quindi dei poteri speciali nel contesto del gioco, poteri che derivano e sono limitati dal regolamento. In particolare "Il ruolo di master comporta il poter determinare le sorti del PG.". Si noti: è un potere, non un obbligo. Per cui il master può tranquillamente lasciare che siano i player a determinare il comportamento del proprio personaggio ed anche gli esiti ultimi di quanto sta accadendo, anche durante le quest. Se si cade da un tetto la probabilità di restare stecchiti è altissima, ma non assoluta. Ma chi decide che un personaggio cade da un tetto? Un master frettoloso, probabilmente, lo farebbe a fronte di un 1 risultante da un lancio dei dati. Ma perché non limitarsi a far scivolare il malcapitato personaggio e osservare come reagisce, con o senza lanciare i dadi?

Per riassumere, i master possono, in coerenza con il susseguirsi del gioco e nei limiti del regolamento:

I master, nel loro complesso, definiscono inoltre l’aggiornamento periodico (ogni 4/6 mesi) della “Situatione general de la Serenissima”, fissando lo scenario di sfondo su cui si muoveranno i personaggi.

Nella scheda personaggio i master riportano alcune indicazioni sul tipo di gioco che gradiscono fare.

Infine, un'ultima nota del Doge Gestore: quando e come interagire in off con i master? Risposta breve ed un po' provocatoria: mai.
I master sono come il fato, la sorte, la fortuna. Che io sappia nessuno di questi tre risponde quando interpellato. Io credo nella Provvidenza - che è concetto molto diverso - ma anche quella pare non funzioni su semplice invocazione/richiesta. Direi quindi che le missive siano sufficienti per dire la propria ai master le rare volte che è necessario: leggeranno quando si collegheranno con quella utenza. Sta poi alla gentilezza di ognuno di loro rispondere (cosa che io invito a fare anche in modo piuttosto brusco, a volte).

L'elenco dei master attivi negli ultimi 90 giorni può essere consultato in questo link accessibile anche da Gruppi di Gioco in Accoglienza


La nazionalità ai tempi della nostra ambientazione^

Alcune considerazioni di contesto per un gioco verosimile nella nostra ambientazione
Player redattori: Andronico Savello-player, Isotta Dal Rosso-player

Prima della rivoluzione francese, concetti quali “cittadinanza”, “diritti”, “individuo”, “comunità” e “Stato” erano molto diversi da oggi. La posizione sociale di un uomo o di una donna non dipendeva tanto dalle sue caratteristiche individuali o dalle sue qualità, quanto, prima di tutto, dall'istituzione sociale della quale faceva parte o da cui proveniva: famiglia, parentela, parrocchia, comunità di villaggio, contrada, corporazione, ordine religioso, collegio professionale. La persona – e la donna in particolar modo – non era considerata come un essere dotato di diritti individuali e di un destino proprio, bensì come un membro di una cellula sociale cui apparteneva naturalmente e che solo attraverso tale cellula poteva esercitare diritti, ottenere riconoscibilità nella società, protezione, aiuto. La disuguaglianza tra queste cellule era considerata naturale e il diritto aveva come scopo principale quello di armonizzarne quest'ordine. Tra queste cellule, le comunità straniere sono una costante della storia urbana europea.

Lungi dall'essere “società immobili”, le città del XVI e XVII secolo conobbero infatti intensi movimenti di popolazione in entrata e uscita, movimenti che avevano alla base motivazioni economiche (mercantili, o “cattura” da parte di un grande centro urbano di manodopera specializzata da altre zone), lavorative legate a lavori stagionali, politiche (esiliati e fuoriusciti) e religiose. Tra gli ingredienti del “mito di Venezia”, l'accoglienza e la tolleranza verso lo straniero occupano un posto importante. La storia, come sempre, è un po' più complicata delle sue imitazioni. In sintesi, non diversamente da altre città mediterranee, anche il governo veneziano gestì l'afflusso di immigrati in città, diversissimi per cultura e provenienze, con politiche oscillanti tra una maggiore intolleranza e più ampie concessioni, ma sempre guidate da un sano pragmatismo che voleva garantire il quieto vivere e scambi economici e sociali ordinati. Lo straniero era, insomma, accolto ma anche visto con sospetto e tenuto sotto controllo: non per un pregiudizio etnico, morale o religioso – come sarà dopo la Riforma – ma soprattutto per la sua rilevanza economica. Gli archivi ci raccontano però anche di furti, violenze e aggressioni commesse da e a danno di stranieri, visti come un problema – specie nei suoi esponenti più marginali – e contro i quali la giustizia calava più spesso la mano pesante.

Tra le tante manifestazioni di questa “società di corpi”, in una città di porto come Venezia spiccavano le “Schole Nationali” dei forestieri, ad indicare la loro organizzazione simil-corporativa, volta ad aggregare le persone aventi radici comuni, offrire loro protezione, occasioni di incontro e di inserimento nella metropoli, alloggio, lavoro. Alcune di queste, come Milanesi, Bergamaschi, Toscani, Lucchesi, Tedeschi, Dalmati, Greci, Slavi, Albanesi, Armeni, Turchi, Persiani, insediatesi a Venezia a partire dal medioevo avevano ottenuto il riconoscimento di uno statuto speciale (la mariegola) e - come i cittadini originari – potevano eleggere ufficiali e rappresentanti delle loro confraternite e istituzioni d'assistenza. Col tempo avevano stabilito una sede per le loro comunità, un punto di riferimento per il lavoro e un luogo nel quale ritrovarsi, svolgere riti religiosi, festeggiare il Santo Patrono, promuovere azioni di filantropia e di solidarietà nei confronti dei propri connazionali. Altri, come Turchi ed Ebrei, nonostante le divergenze religiose furono collocati forzosamente in alcune zone della città per isolarli e controllarli meglio, senza rinunciare al loro contributo all'economia cittadina. Insomma, un'organizzazione comunitaria identificabile anche fisicamente, che fungeva da polo di attrazione per altre persone della stessa nazionalità. L'unione poteva fare la forza, anche nel panorama politico locale, e appartenere ad una nazionalità organizzata offriva senz'altro molti vantaggi.

Cittadini e stranieri ne La Città dei Dogi^

Le "nazionalità" non sono corporazioni strutturate, bensì uno status del PG che lo colloca in relazione con un preciso “spazio” sociale e talvolta fisico del gioco. Vogliono offrire ai giocatori spunti di gioco economico, religioso e di relazione tra gruppi più o meno ampi di PG con un tratto comune, e contribuire a rendere personaggi e ambientazione di gioco più profonde e caratteristiche. L'attribuzione del simbolino in scheda va richiesta al referente designato dalla gestione.

Accanto al gruppo di maggior rilievo, quello dei Veneziani stessi, internamente distinto tra Nobili e Cittadini, sono state riportate solo alcune delle nazionalità storicamente organizzate in Schole, indicando per ciascuna brevi informazioni sull'insediamento in città, il luogo di ritrovo (edificio, contrada, sestiere) e le attività economiche e assistenziali storicamente praticate. Figurano inoltre alcune comunità straniere non organizzate in Schole come Turchi ed Ebrei, ugualmente importanti nel panorama cittadino. Per le altre “minoranze minori” sono state prese in considerazione solo le due nazionalità più rilevanti, escluse le precedenti: Francia e Spagna. Perno di queste nazionalità non è una confraternita ma l'Ambasciata del regno di appartenenza. Le Ambasciate erano garantite da una zona di extraterritorialità (la “Lista”) dove non potevano entrare gli sbirri veneziani, agevolando l'attività di mercanti, giocatori d'azzardo, avventurieri, bravi e spie. I PG provenienti dai territori interessati dovranno quindi considerare l'ambasciatore di riferimento come il tutore dei loro diritti. Per i PG provenienti da luoghi ancora diversi, restano i due gruppi generici: “Citramontani” e “Ultramontani”. Tutto ciò prendendoci qua e là qualche licenza sulla storicità.

Ne La Città dei Dogi sono pertanto giocabili le nazionalità indicate in questo testo. I simbolini attualmente disponibili sono visibili nel link "Gruppi di gioco", nella pagina di Accoglienza. Eventuali aggiunte saranno valutate se coerenti con l'ambientazione e giocate in modo consistente nel tempo.


Il background del proprio personaggio^

Alcuni suggerimenti per il giocatore che si avvicina per la prima volta a La Città dei Dogi
Player redattori: Costanza Stefani-player, Mara Zamorani-player, con qualche rimaneggiamento del Doge Gestore

L’elaborazione del background (bg) del nostro personaggio è un passaggio fondamentale, che non dovrebbe essere trascurato, sia che si scelga di dare al nostro personaggio un passato elaborato e delineato fin nei dettagli, sia che si decida di costruirlo solo a grandi linee, senza riempirlo di avvenimenti importanti. Questa sarà la prima, importante decisione: background dettagliato o appena delineato? Non c’è un’opzione più giusta dell’altra. Lo stesso player può scrivere due pagine di background per un personaggio, e due righe per un altro, senza che uno dei due risulti giocato meglio o peggio dell’altro.

La cosa fondamentale, che in entrambi i casi non deve mancare, è la verosimiglianza. L’ambientazione della land è circoscritta sia dal punto cronologico - 440 anni fa - che da quello geografico - Venezia (o meglio "quasi Venezia"). Questi due fattori devono rimanere un punto fisso che non può essere eluso. Evitiamo quindi di creare personaggi storicamente e geograficamente non plausibili. Per esempio, nel 1580 a Venezia, quante donne giapponesi laureate a Padova avremmo potuto incontrare?

Il tema della verosimiglianza è sicuramente spinoso, e da molti è considerato come una forte limitazione al pieno sviluppo ed espressione del proprio personaggio. E’ interessante, invece, provare a considerare queste (de)limitazioni come uno stimolo e non come un ostacolo. E’ come se ci trovassimo davanti a una tela e potessimo dipingere solo con i blu e con i rossi, senza i verdi e i gialli. Bene, è il momento di scoprire quante sono le tonalità di blu e di rosso, e di quante incredibili e meravigliose sfumature si possono ottenere mescolandoli con sapienza assieme.

Trattando di verosimiglianza, dunque, sicuramente il tema più ostico è quello della vita sociale e professionale delle donne. Iniziamo proponendovi una riflessione: nel nostro Paese le donne hanno diritto di voto da poco più di settant’anni, questo significa che prima di quella data non erano considerate giuridicamente in grado di poter partecipare alla vita politica. Per noi oggi è difficile immaginare (e ancor meno accettare) un così grande squilibrio nella vita sociale e una così grande ingiustizia, ai danni del cinquanta per cento della popolazione. Ora, se pensiamo al periodo storico che fa da ambientazione alla land (fine del XVI secolo), non dovremmo aver difficoltà a comprendere che la parità fra i sessi era qualcosa di assolutamente inimmaginabile nella pratica. Eccezioni ce ne erano, ma erano, appunto, eccezioni! In particolare, lo status di inferiorità e di incapacità giuridica della donna non era, come oggi, qualcosa che caratterizza solo qualche mente nostalgica e retrograda, ma era la norma. Questo significa che, sebbene ci siano sicuramente state delle donne che tentarono di ribellarsi a questo stato di cose, non erano la maggioranza, tutt’altro. Per questo invitiamo chi volesse giocarsi un pg femminile a delinearlo conformemente, almeno nel background, alla mentalità dell’epoca.

La sottolineatura presente nella frase precedente è importante: giocando potrete trovare infatti alcuni personaggi che si discostano, anche molto, da quanto avete letto. Se è così è perché è successo in gioco, non perché ci si è arrogati delle cose non corenti da background.

Attenzione quindi a come declinare la cultura e il mestiere delle donne. Quelle ammesse all’università erano un’eccezione e la prima donna laureata arriva un buon cento anni dopo la nostra collocazione temporale. Allo stesso modo alle donne era precluso qualsiasi ruolo politico fra gli eletti e la carriera militare o affine. Ricordiamo tutti Giovanna d'Arco, ma non dimentichiamo che in Italia le donne sono state ammesse nelle forze armate solo nel 1999!

Tutto ciò significa che le pg di questa land sono destinate a essere ignoranti, sciocche e prive di qualsiasi interesse per il mondo culturale o di influenza politica? Assolutamente no. La storia ci ha fornito esempi di donne pittrici di gran rilievo, per esempio, come di poetesse e di donne che riunivano nei propri salotti le principali menti letterarie e filosofiche di un’epoca. Per quello che ne sappiamo, questo era visto dai più come qualcosa di stravagante e sicuramente di un po’ pericoloso. I riconoscimenti pubblici, per lo più strumentalizzati, alle donne studiose, arriveranno fra duecento anni, rispetto alla data della nostra ambientazione. E da che mondo è mondo - aggiunge la mano del Doge Gestore - molte donne comandano molto più di quanto i rispettivi uomini sono disposti ad ammettere, fra le mura di casa e non solo. Se poi volete a tutti i costi fare una scelta controcorrente, il nostro suggerimento è di documentarvi per evitare di cadere in stereotipi modernisti. La cosa bella di Venezia, infatti, è che ha una storia millenaria ricca di sfaccettature che in pochissimi conoscono. Ne volete una prova in tema del ruolo delle donne? Eccola qui: Il merito delle donne di Modesta dal Pozzo Zorzi.

Altro aspetto spinoso della verosimiglianza, sono le immagini che scegliamo per la nostra scheda del nostro personaggio. Qui è richiesto uno sforzo di ricerca. L’avvento di Pinterest ha permesso di avere accesso a moltissime immagini, in uno stream di visualizzazione molto più ampio di quanto permettesse google immagini. Vi invitiamo - il Doge Gestore gradirà in modo particolare - a far riferimento alle sculture o ai dipinti dell’epoca e di lasciarvi ispirare da essi. Se preferite utilizzare delle foto, badate a che siano quanto meno plausibili con il periodo dell’ambientazione: attenzione al vestiario moderno, o semplicemente a quei vestitoni XVIII secolo.

Infine, nella scheda, è vivamente consigliato di indicare quantomeno i tratti salienti del proprio personaggio, eventualmente facendo riferimento ad alcune parti del background. Sebbene la Gestione lasci grande libertà di azione, si riserva il diritto di chiedere modifiche o integrazioni, anche per mezzo dei referenti. Gli stessi referenti sono disponibili per dei suggerimenti e per una valutazione preventiva nel caso di eventuali dubbi. La raccomandazione, in questo caso, è di contattare il referente di riferimento del proprio ruolo e, se non presente, uno degli altri.

Un’ipotetica intervista al nostro personaggio^

Veniamo ora a un consiglio di metodo: per creare un ritratto del proprio pg, può essere utile colloquiare con lui, in un’ipotetica intervista, che ci aiuterà a colmare qualche lacuna magari non prevista e a mantenere (o creare) fra noi e il nostro PG la giusta e doverosa distanza.

Ecco qualche possibile domanda:

Ed ecco qualche suggerimento e spunto su cosa considerare per delle risposte che siano coerenti con l'ambientazione:

È un nobile o un popolano?^

Nel capitolo La nazionalità ai tempi della nostra ambientazione abbiamo tratteggiato il contesto socio-economico del tempo. Anche se è capitato, è raro vedere in gioco un popolano che diventa nobile. E' invece più semplice e verosimile che diventi ricco, e che resti plebeo! Nobiltà di solito si pensa che sia sinonimo di ricchezza. E' davvero così?

Sa leggere e scrivere?^

Non è una domanda banale. L'educazione di un pg appartenente a una categoria subalterna non è scontata. Anzi, ciò che si dovrebbe dare per scontato è l'analfabetismo. Anche per le classi più agiate, la cultura ha dei limiti dovuti al proprio ambiente e al proprio sesso. Non tutti i nobili, è bene chiarirlo, proseguivano gli studi ai più alti livelli: specie in una città come Venezia, la cui nobiltà fondava il proprio successo sui commerci.

Come vive e cosa sa fare?^

Che non sono necessariamente la stessa cosa. Potrebbe vivere di rendita e avere invece particolari doti per la pittura, lavorare come fabbro ma non saperlo fare, fare il cavadenti ma essere molto fine con le parole... oppure possono coincidere e il pg può essere proprio molto bravo nel suo mestiere: entrambe le strade possono essere valide.

Il suo mestiere, nel XVI secolo, cosa significava?^

Qualche esempio: Sono consapevole che un medico è molto più vicino a un ciarlatano che non a uno scienziato? Me lo ricordo che cose come il metodo scientifico devono ancora nascere? Che la chirurgia non gode per nulla di bella fama, consistendo praticamente solo in amputazioni? Un barbiere per esempio è molto più vicino a quello che sarebbe stato poi un chirurgo che non un medico speziale: cava i denti, fa salassi (che non servono a nulla, ma si credeva effettivamente che servisse). Nelle indagini su una morte, se il mio pg ha un ruolo istituzionale, davvero difficilmente la prima idea logica sarebbe una autopsia: la Chiesa non vede bene la dissezione dei corpi dei cristiani, giusto per dire.

Se voglio creare un pittore, musicista, scultore o scrittore, sono consapevole del fatto che l’immagine dell’artista maudit è molto di là da venire? Nella maggior parte dei casi, anche quando l’artista in questione conduce una vita dissoluta (pensiamo per esempio alla biografia di Caravaggio), non vive “per l’arte”, in aperto scontro con l’ordine costituito, ma fa il possibile per cercare commissioni dai personaggi potenti dell’epoca, che potranno ammetterlo alla loro corte, siano essi esponenti del potere religioso o temporale.

In cosa crede?^

La religione nel 1500 ha un'influenza molto più incisiva nella vista delle persone di quanto non sia oggi. Scegliere quindi la religione del proprio personaggio e il rapporto che lei/lui ha con essa è determinante. Specie per i personaggi cattolici, che in una città cattolica dovrebbero essere la maggioranza. E ricordiamoci che avere opinioni contrastanti con la Chiesa è un fatto molto più grave di quanto non sia oggi.


L'economia in gioco^

Oggetti casuali, oggetti causali^

In questo gioco i personaggi possono possedere degli oggetti. Gli oggetti possono essere acquistati da altri personaggi o presso i mercati presenti nelle varie chat. Una volta acquisiti essi saranno presenti nella sezione loro dedicata del profilo del personaggio e potranno essere utilizzati dal personaggio in coerenza con la loro natura e/o tipologia .
Per rendere più fluida la narrazione, alcuni oggetti si possono dare per scontati: un vestito coerente con lo status sociale, un piccolo accessorio. Questi oggetti sono definiti casuali e possono essere rappresentati liberamente nella narrazione fintanto che non diventano elementi sostanziali della storia che stiamo raccontando.
Nel momento in cui un oggetto, qualsiasi esso sia, diventa sostanziale nella trama di una storia, esso diventa causale e come tale deve essere riconoscibile fra gli oggetti visibili nel profilo del personaggio che lo usa.

Il fine principale di questa differenziazione è quello di evitare che un giocatore abusi della possibilità offerta dal nostro essere “gioco di ruolo e di narrazione” e inventi “al momento” un oggetto che possa modificare in modo sostanziale il corso della narrazione presente e futura.
Si noti che il confine fra oggetto casuale e causale è labile e varia nel corso del tempo. Ciò che è casuale all'inizio di una giocata, può non esserlo più alla fine della giocata. E questo può capitare anche con un semplice nastro per capelli.

Per fare un esempio, un falegname che lavora nella bottega è plausibile che abbia la strumentazione minima per fare il suo lavoro come un martello ed uno scalpello. Supponiamo ora che, all'improvviso, entri nella bottega del pg un ladro. Il falegname può usare il martello che ha in mano (o ha a portata di mano) per difendersi anche se non c'è un martello nel profilo del personaggio? La risposta è sì. Può far apparire dal nulla un coltello e difendersi con quello? La risposta è no.

Ovviamente in questa sede, non è possibile rappresentare tutte le casistiche di oggetti casuali che diventano causali durante una giocata per cui, in caso di interpretazione dubbia o opposta fra i giocatori presenti c'è il regolamento che chiarisce i modi per dirimere le controversie. Al fine però di evitare inutili controversie in questa sede vengono esposte le linee guida generali sull'uso, ed in particolare:

nessuna azione offensiva in grado di pregiudicare seriamente un personaggio altrui può essere perpetrata per tramite di un oggetto casuale.

Ovvero, tiratevi pure dietro dei piatti casuali, ma non si vada oltre.

La creazione degli oggetti^

I giocatori che muovono i PG che, per ruolo, sono plausibilmente in grado di “produrre o procurare” oggetti, hanno l’incombenza di realizzare le immagini (e le descrizioni) rispettando determinate caratteristiche tecniche e seguendo questa semplice regola di “buon gioco”, ovvero:

Per produrre o procurare un oggetto deve essere “giocata” almeno una fase di “lavorazione” o di “reperimento”.

La produzione di oggetti è solitamente riservata ai personaggi con il ruolo di "artigiano", facenti parte dei gruppi "arti e mestieri" o "popolani". Il reperimento è invece prerogativa dei "mercanti". In ogni caso per caricare un oggetto o per duplicare un oggetto precedentemente caricato è necessario un permesso off, assegnato dal Gestore e un permesso on, solitamente acquisibile tramite una "patente". Le patenti determinano quale tipo di oggetto può essere caricato/duplicato e possono essere comperate dal personaggio o acquisite tramite il kit del ruolo scelto.

La richiesta off di oggetti^

La via maestra per ottenere degli oggetti è quella del gioco giocato. Pertanto anche la creazione degli oggetti in gioco deve essere sempre quella privilegiata. Vi sono alcune eccezioni, come ad esempio, gli oggetti messi in gioco dai master o quelli fondanti la "storia pregressa" di un personaggio. A questo scopo è stata realizzata una funzionalità di caricamento di oggetti "in off" soggetta a ratifica da parte del gestore. Un singolo oggetto è quasi sempre concesso, fatte salve coerenza e plausibilità.

I PnG ovvero i Personaggi non Giocatori^

Partiamo dell'inizio: ovvero l'origine dei PnG o Personaggi Non Giocatori. Nati come seconda essenza del gioco di ruolo (pensiamo ai mostri mossi dai master) hanno vissuto una trasformazione quando il gioco di ruolo si è trasferito online e ha iniziato a contaminarsi con la scrittura e la narrazione, per dare consistenza al contesto - nel nostro "quasi storico" in una "quasi Venezia" nel 1585 o giù di lì, difficile da immaginare semivuota come una nave spaziale o un'isola del tesoro. Ecco quindi che la necessità di rappresentare una città affollata e la possibilità di giocare senza master crea l'opportunità di muovere dei personaggi nell'ambientazione da parte di ogni giocatore.

La cosa può sembrare semplice o secondaria. È invece uno dei nodi principali sul quale il pettine (ciò che vogliamo giocare) va a impigliarsi o a scontrarsi con il pettine altrui (ciò che altri vogliono giocarsi).

Per tentare di indirizzare questo scottante tema, ne La Città dei Dogi i PnG sono divisi in due categorie:

Sono solo due lettere invertite (casuali vs causali) ma come si può intuire nella definizione associata, dietro a questo apparentemente banale spostamento si cela uno dei segreti per giocare al meglio qui. Vediamo quindi di chiarire meglio l'uso dei PnG ne La Città dei Dogi.

Fanno eccezione i Master che possono creare e muovere a piacimento PnG casuali e causali - anche altrui - (si spera con un grano salis).

L'elenco dei PnG causali associati a PG che si sono collegati negli ultimi 45 giorni si più trovare nel link "Gruppi di gioco" in accoglienza.

Come verificare un corretto uso dei PnG casuali

Esiste una semplice verifica che si può fare per capire se state usando in modo corretto un PnG casuale: se lo togliete dalla giocata, la giocata deve rimanere in piedi. Se tolto un PnG dalla giocata, la giocata non sta in piedi, ecco... lì è dove probabilmente l'uso del PnG diventa causale e dovete iniziare a pensare bene il da farsi!

La trasformazione di un PnG da casuale a causale

Qui si entra in quell'area, dai contorni indefiniti e spesso non prevedibili, in cui un personaggio pensato per essere casuale inizia ad avere un comportamento causale. Ovvero: cosa succede quando una idea ci scappa di mano e un PnG casuale non si comporta più come tale?

Non ridete: se non vi è mai capitato di vedere il vostro personaggio muoversi in un modo inaspettato prima o poi vi capiterà. E la stessa cosa può accadere con i PnG.

In questo specifico caso ecco alcune dritte su come... raddrizzare la cosa:

Altre indicazioni sparse sui PnG causali

Visto che parliamo di costi dei PnG causali, dobbiamo ricordare che essi sono essenzialmente dotati di gambe, bocca, mani ecc., se non vengono pagati, beh, cosa volete che facciano?

Le opzioni sono tante. Eccone alcune:

E così via.

Nota Bene: Quando un PnG non ha modo di essere pagato dal suo "possessore", la cosa entra nella sfera di visibilità dei master che, proprio in virtù del fatto che il "possessore" non controlla più i PnG con la paga, potranno muoverli. Anche "contro" il possessore.

Infine, è possibile prendere a giornata dei PnG. Ce ne sono per esempio alcuni al mercato del Molo che stazionano lì in attesa di qualcuno che li ingaggi.

I PnG-non-PnG

Capita, raramente ma capita, che si mettano in gioco dei PnG-non-PnG. I puristi li assocerebbero ai cosiddetti relata refero, che si possono leggere nelle Cronache (in particolare nelle Ciacole). Un esempio è stata, recentemente (quando scrivo siamo ad Agosto 2025), la questione dell'aumento di paga per le lavandaie. La player che si è inventata questo spunto non aveva le lavandaie come PnG. E quindi? Ha fatto una sciocchezza? Affatto! Ha creato un ottimo spunto.

Qui siamo infatti in un'altra area di creazione del gioco dai contorni non definiti che a mio parere non si può normare. Ovvero è il caso in cui bisogna semplicemente seguire quello che viene scritto in chat. Con coerenza e accettando che vi siano opinioni diverse da parte di personaggi diversi. Quando capita di solito è meglio chiedere ai Master, se prende piede una giocata a più mani, di chiarire "cosa è" e "cosa non è". A volte questa cosa viene decisa dal Gestore. Di solito comunque, in questi casi, i Master subentrano e fanno propri i PnG.


Approfondimenti storici sul tempo della nostra ambientazione^

L'alimentazione e i suoi dintorni^

Player redattori: Isotta Dal Rosso-player, Sara-player

Cibo^^

La cucina veneziana dell’epoca di Dogi è influenzata dalla storia economica, politica e sociale della Serenissima. Difatti, uno dei prodotti che più ne caratterizza la cucina è il riso, d'origine orientale, che unito ai piselli (i bisi), diventa il piatto principale della festa di San Marco. Altra importante contaminazione di origine orientale della cucina veneziana è quella ebraica, molto diffusa a Venezia per la presenza di una grande comunità nel primo ghetto della storia. Il riso con l’uvetta, i cugoli (gnocchi di pan grattato), i salami d’oca sono il risultato dei rigidi divieti ed obblighi religiosi della comunità ebraica, così come l’uso di abbinare il riso ad i vari tipi di verdura, l’introduzione di carni d’oca, anatra e più tardi di tacchino.

A Venezia si importa dall'Oriente anche il caviale (uova di storione lavate, pressate e affumicate) che affianca la bottarga, preparata localmente con le uova di muggini, spigole e altri pesci. Le ostriche, poi, vengono pescate e mantenute fresche per più giorni in barili pieni d'acqua di mare, così da commerciarle anche su lunghe tratte. Infine, collegato direttamente all’Oriente è anche l’impiego delle spezie: cannella, chiodi di garofano, noce moscata, pepe, e zucchero, soprattutto. Quest’ultimo viene largamente sostituito col miele, importato dalle isole greche di Creta e Cipro.

Nella Serenissima la carne non si disdegna; il vitello è in primo piano, con il maiale, le oselle, il capretto (o agnello), il castrato, il manzo; ai poveri solo le interiora, le “spuntature”, le “coratelle”. Troppo costosa è la carne di bue o manzo (impensabile macellare l'unica forza motrice per l'aratura dei campi).

Tra la selvaggina più consumata ci sono i volatili, farciti di odori, cotti allo spiedo, alternati con pezzi di carne di maiale, di pancetta o lardo, e accompagnati da tenera polenta (ovvero fave macinate e farro). La caccia palustre o di valle procura folaghe, beccaccini, crecole (piccole anatrelle) ma anche quaglie, tordi, passeri. Nei giorni di magro si consuma il pesce, del quale la laguna è ricchissima. storioni, rombi, trote, branzini, orate sono acquistati dai patrizi. Al popolo restano cefali, barboni, go', stoccafissi, sardine (e già sono spese d'una certa importanza).

Base e colonna portante del pasto rimangono il pane e i farinacei. La vera regina del companatico veneziano è la verza, ma anche altri ortaggi comuni. Le verdure si cuociono in minestre dai più svariati sapori, spessissimo assieme ad alimenti di “recupero” in cui si gettano i rimasugli dei pasti del giorno o della settimana prima. E se sono inaciditi si aggiunge un uovo o degli aromi per renderli appetibili. La rivoluzione culinaria apportata dai veneziani si ebbe anche nell’uso delle pietanze associate alla frutta ed alla verdura, molte delle quali provenivano inizialmente dall’Oriente, come il cavolfiore, gli spinaci ed i carciofi, poi coltivati direttamente in laguna. Prodotti come le castraure dell’isola di S. Erasmo (carciofi raccolti all’inizio della primavera) e i “bruscandoli” (getti giovani del luppolo) sono famosi come gli asparagi e le zucche, in particolare la zucca gialla di Chioggia. Tutti prodotti che sono sempre preparati in modo molto semplice, in tecia, cioè in tegame, con un po’ d’olio d’oliva, uno spicchio d’aglio qualche aroma. Le isole lagunari offrono anche della frutta (fichi, pere, uva, melagrane, giuggiole, noci, mandorle, arance, limoni). La tradizione veneta includeva anche uva passita, conserve de pomi, peri, zarese (ciliegie), castagne, e mele, conservate nella paglia, all'aperto sull'aia.

[Dettagli]

Fonti:
http://www.ristorantepresident.it/a_venezia.html
https://www.serenissimogoverno.eu/cucina/
https://ilcommensale.wordpress.com/2010/02/09/cucina-e-cultura-a-venezia-attraverso-i-secoli/
E.Crouzet-Pavan, F.Faugeron,“Mangi chi può”, in “Medioevo”, n.7(126), luglio 2007,De Agostini periodici, pp 42-54

Bevande^

Le bevande nell’epoca di Dogi non sono molte, in particolare per quanto riguarda gli alcolici.

Tra le più consumate c’è la birra, bevuta anche leggermente calda. La ricetta più diffusa la vede preparata con l'orzo, ma successivamente qualsiasi tipo di grano fu indiscriminatamente usato. Fu verso la fine del XVI secolo che si aggiunsero il fiore e il seme di luppolo alla base di avena o orzo della bevanda. Si può gustare anche aromatizzata grazie all’infusione con pepe, ginepro, resina, mele, briciole di pane, salvia, lavanda, genziana, cinnamomo, alloro o semi del coriandolo, per renderla più inebriante.

Il vino è altrettanto consumato. A Venezia viene commerciato in magazèni, se proviene dalla Terraferma, o nelle malvasie, se proviene dal mare. Queste ultime prendono il nome dalla malvasia, ovvero quello che tra il 1300 ed il 1600, al culmine della potenza economica di Venezia, diviene il vino più famoso d'Europa. E’ prodotto a Creta ed ha un tale successo che alcune osterie della Serenissima cominciano a vendere esclusivamente quello, tanto da venir identificate con il termine stesso, come citato precedentemente. La malvasia di divide in dolce, tonda e garba. La prima è destinata soprattutto ai foresti, mentre la seconda è poco gustosa. La terza, infine, è la preferita dei veneziani, che la consideravano un toccasana per ogni malattia del corpo, e dello spirito: un vero e proprio remedio (da qui, la ‘Calle del Remedio’ che prende il nome dalla vicina malvasia, molto frequentata dai giovani patrizi veneziani).

Bevande ugualmente diffuse sono sidro (di mele o di pere) e idromele (a base di miele, acqua ed erbe aromatiche lasciate fermentare). Affianco al vino, invece, troviamo il vin brulè, bevuto caldo e molto apprezzato dai patrizi proprio per l’utilizzo delle spezie che ne rendevano il gusto più ricercato. Successivamente anche il brandy ebbe una certa diffusione. Inizialmente introdotto come eau d'or, come se implicitamente derivasse dall’oro, il suo bel colore dorato è in realtà causato dall'aggiunta di spezie.

Altro alcolico probabilmente già presente nell'epoca di Dogi è il rosolio, intesa come soluzione liquorosa introdotta alla corte di Caterina de' Medici preparata con alcol, zucchero, e acqua, e con un'essenza che gli dà il nome. E’ diffuso in particolare in Piemonte, Campania e Sicilia. Come spesso accade nel Rinascimento, nei conventi si concentrano le conoscenze botaniche per cui fu in quei luoghi che frati e suore preparano questo liquore abbinato a piante selvatiche: salvia, limone, alloro, basilico, malva e finocchietto. Oppure ai frutti.

Relativamente agli alcolici, infine, è importante sottolineare che nel Rinascimento, la fabbricazione dei liquori è molto diffusa in Italia, in particolare a Torino, Venezia, Firenze, Modena, che ne esportano anche in quantità. Già nel 1400, infatti, i mercanti modenesi distillano vini, e le acquaviti che ne ricavavano vengono vendute ai Veneziani che poi le esportano. Poco più in là rispetto agli anni di Dogi (nel 1618), a Venezia nasce la corporazione degli "Acquavitieri e cafetieri", con sede a Stan Stin, che vede acqueviti, ghiaccio e caffé. Però già prima, alla fine del 1500, presso la Calle delle Acque (sestiere di San Marco, zona San Salvador) sorgono delle boteghe da acque, un antenato dei moderni caffè.

A proposito di caffè, per i suoi rapporti commerciali in Oriente, Venezia è la prima a far uso del caffè in Italia, forse fin dal XVI secolo; ma le prime botteghe del caffè aprono a Venezia nel 1645. Quello che viene consumato nella Serenissima è chiamato caffè turco, ovvero una bevanda a base di caffè, molto speziata e molto dolce.

[Dettagli]

Fonti:
https://www.letturefantastiche.com/cibo_cucina_feste_e_banchetti_nel_medio_evo_e_nel_rinascimento_3.html
https://evenice.it/venezia/storie-tradizioni/le-osterie-venezia
https://www.hellotaste.it/vino/storia-del-vino/storia-della-malvasia
https://www.veneziaeventi.com/enogastronomia/bacari/storia-della-malvasia-e-il-legame-con-venezia/"
https://www.treccani.it/enciclopedia/liquori_%28Enciclopedia-Italiana%29/
https://live.comune.venezia.it/it/2018/12/aquavitieri-e-cafetieri
https://www.conoscerevenezia.it/?p=24156
https://it.wikipedia.org/wiki/Rosolio
http://belsalento.altervista.org/il-rosolio-il-liquore-del-passato-rinascimentale-forse-introdotto-nel-salento-dagli-umanisti-di-otranto-nel-xvi-sec/

Tecniche di conservazione^

Strettamente legato all'evoluzione della storia economica veneziana è anche l'impiego di alcuni prodotti conservati e di alcune tecniche di conservazione del cibo molto affinate. Dalla necessità di conservare il cibo ebbe origine anche la più caratteristica pietanza della cucina veneziana, il pesce in saor (sapore), che riesce a mantenere il suo sapore anche per una settimana. Nella cucina tradizionale contadina si conservava con il sale e l'insaccatura in budella buone, in particolare di maiale e d'asino. La durata di questo ultimo tipo di conservazione prolungata con l'arte di impitarare (mettere salami, pancetta, pezzi d'oca in ole di terracotta, sotto strutto o olio).

[Dettagli]

Fonti:
http://www.cavarzere.it/la_conservazione_dei_cibi.asp

Banchetti e pasti frugali^

Di seguito, un elenco di pietanze che è possibile trovare in un banchetto presso i palazzi nobiliari, seguito poi da un elenco di cibi abitudinariamente consumati dal popolo.

Banchetti^

Infine, molta importanza veniva data ai dolci, il cui progetto poteva anche essere affidato ai più rinomati artisti dell’epoca. C’erano dolci e confetture, poi anche vino speziato o spezie da sole, per la digestione.

Pasti frugali^

Quella dei poveri è una cucina che guarda alla quantità e non alla qualità, che inserisce in primis il pane, e poi verdura, zuppe, qualche volta sapori e lardo.

I poveri vivevano letteralmente dei “frutti della terra”. Al loro desco c’erano grano, orzo, segale, avena, e miglio cotti a lungo nei paioli di rame in una specie di polenta grigiastra e quasi priva di sapore. Legumi secchi e castagne erano ugualmente presenti nei pasti dei popolani, mentre la frutta era una golosità, pertanto mangiate poco di frequente. Tra gli ortaggi, invece, spiccavano cavoli e rape.

Il pasto tipo consisteva in pane nero, brodo, forse formaggio e una scodella di latte cagliato. Le persone usavano come piatto dei "pezzi" di pane azzimo (non lievitato), fatto perlopiù con cereali poveri, con fave, ghiande e crusca.

Al posto delle spezie, il popolano medio poteva aggiungere solo qualche erba aromatica spontanea come la salvia, il timo alle zuppe di legumi (ceci, fave e castagne) d’inverno, insieme a latte e cacio, lardo e qualche volta uova.

Curiosità^

Tra Quattrocento e Cinquecento si assiste al fiorire di trattati di gastronomia, favorito anche dalla nascita ed evoluzione della stampa a caratteri mobili. Un nuovo genere letterario nasce nel momento in cui si incontrano i professionisti della cucina e le ricerche e le curiosità degli eruditi. Questo genere si propone di ricercare il piacere “onesto” e le espressioni del bello, dell’equilibrio, della raffinatezza, andando a creare una vera arte della cucina.

[Dettagli]

Fonti:
https://marciana.venezia.sbn.it/sites/default/files/repositoryfile/mostre/2017/immagine-associata/nonsolospezieweb.pdf
Libro Novo nel qual s'insegna il modo d'ordinar Banchetti, Apparecchar Tavole...


Alcune funzionalità tecniche^

Esportazione delle giocate in formato pdf^

In questo gioco è possibile esportare le giocate in formato pdf. Ci sono due modalità di farlo: la prima è dalla pagina di Gestione dove puoi trovare la voce "Esportazione giocate in pdf"

La seconda, invece, è direttamente dalle Cronache, dove i player possono specificare i riferimenti alle giocate a cui hanno partecipato. Se il player che ha scritto il messaggio nelle Cronache ha specificato i riferimenti di una giocata, appare il simbolino di Acrobat:



Facendo click sopra il simbolino viene esportata la giocata in pdf.

Per scaricare le giocate senza limitazioni è necessario avere un permesso specifico, da chiedere al Gestore. E' però possibile scaricare fino a 10 giocate dalle Cronache senza questo permesso per capire meglio come gli altri player giocano in chat. Come si può leggere nella introduzione, infatti, questo non è un gioco di ruolo "puro" ma un gioco di narrazione basato sul ruolo. Leggere come altri interpretano questa sostanziale differenza può essere di aiuto a trovare la propria personale interpretazione.

La chat immersiva^

In questo gioco la chat è immersiva. Prende questo nome perché è stata pensata per aiutare le giocatrici e i giocatori ad immergersi nel Gioco.

Dal punto di vista concettuale riprende alcuni elementi dai così detti board game, fra cui la possibilità di spostare i segnalini dei personaggi, utile in particolare quando viene visualizzata una vera e propria mappa. L'immagine di ogni mappa è personalizzabile a piacimento, così come molti parametri della stessa. Fra tutti, il parametro più versatile è l'offset rispetto all'orario vero, cosa che permette di giocare anche di sera come se fosse giorno. E' possibile, ovviamente, anche il viceversa. Un'altra funzionalità che di solito viene ritenuta interessante è che le chat di notte sono scure. Anzi, diventano scure, a partire dall'imbrunire.


Integrazione con Telegram^

In occasione del ventennale del gioco è stata creata una chat Telegram per quattro chiacchiere e una interazione off più immediata. La chat è privata e il link può essere trovato in Accoglienza.


E' possibile collegare uno o più personaggi (leggi: i doppi, se autorizzati) ad una chat privata con "Lentino il robottino", un bot Telegram che permette di avere alcune informazioni sul gioco senza fare login e ricevere notifiche in tempo reale quando il tuo personaggio riceve una missiva in gioco, sia in on che in off.

Le istruzioni per fare il collegamento sono queste:

0) se non fai parte del gruppo "La Città dei Dogi" su Telegram individuare tramite la funzionalità "cerca/search" di Telegram "Lentino il robottino"
1) apri una chat privata con "Lentino il robottino"
2) invia /presenti in chat per vedere se ti risponde (è solo un test per vedere se Lentino funziona)
3) invia /chatID

Lentino a quel punto dovrebbe risponderti con un messaggio che contiene il numero identificativo univoco di questa chat privata

4) copia il numero che è evidenziato in grassetto
5) entra nel gioco e incolla l'identificativo della chat nella "modifica scheda" nel campo "Chat privata Telegram"
6) conferma la modifica della scheda

a quel punto quando qualcuno ti scrive una missiva Lentino dovrebbe avvertirti in questa chat privata. Altre notifiche sono allo studio. Se ti viene in mente qualche idea, scrivila nella chat Telegram.


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